La più folcloristica delle tradizioni carnevalesche pugliesi rischia di non essere celebrata quest’anno. Ecco perché la festa di Manfredonia è un tesoro da tutelare.

Il Carnevale di Manfredonia

Tutto ha inizio il 17 gennaio, in occasione di Sant’Antonio abate, giorno che segna l’inizio dei festeggiamenti carnevaleschi, come recita il detto popolare “Sant’Andune masch’re e sune”. Quest’anno, però, non ci sono state né maschere né musiche, niente suoni o frittelle, nessuna manifestazione di paese nell’ameno comune di Manfredonia, nel cuore del Gargano. Perché il celebre carnevale pugliese rischia di non vedere la luce in questo 2019, causa la precaria e delicata condizione politica e amministrativa del comune.

La festa

Una delle feste più caratteristiche di tuta la regione, che vanta ben 65 primavere (la prossima sarebbe la 66esima), famosa per le sue maschere in cartapesta ma soprattutto per la Sfilata delle Meraviglie, una parata dedicata ai più piccoli, evento vissuto con grande partecipazione da tutte le famiglie del luogo, che iniziano a dedicarsi alla preparazione dei costumi e dei carri mesi prima della manifestazione.

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Un inno alla sregolatezza e ai piaceri della tavola, caratterizzato dalla presenza di ZePèppe, personaggio simbolo di Manfredonia, Re proveniente dalla campagna e in grado di portare ai cittadini spensieratezza e buonumore. E poi le tante specialità gastronomiche, a cominciare dalle ferrate, regine indiscusse in tempo di festa, delle tortine di pasta sfoglia ripiene di farro, ricotta, maggiorana, sale e cannella, nate in epoca romana e originariamente servite durante i matrimoni. Senza dimenticare poi le varie frittelle comuni a tutto il territorio nazionale, come le chiacchiere.

Il ruolo del Carnevale

Insomma, stiamo parlando di un rituale profondamente radicato nel territorio pugliese, un momento di gioia e brio, convivialità e unione. Da sempre indissolubilmente legato al cibo (il nome stesso deriva dal latino carnem levare, “eliminare la carne”), il Carnevale, con il suo carattere goliardico e godereccio (eredità delle antiche Antesterie greche e dei Saturnali romani), è l’espressione massima dell’allegria e la libertà, un tempo in cui la teatralità che sostanzia le tradizioni dei piccoli borghi italiani, che siano di origine pagana o spiccatamente cristiana, tocca il suo apice. Piazze e tavole della Penisola si trasformano, diventando colorate tele su cui dipingere e raccontare la catarsi del Carnevale, occasione ideale per lasciarsi andare indossando maschere variopinte e interpretando personaggi di fantasia, concedendosi qualche goloso strappo alla regola.

Manfredonia nel 2019

È stato l’Amministratore Unico dell’Agenzia del Turismo Saverio Mazzone, a cui è demandata l’organizzazione della festa, a dare la notizia della possibile fine di questa tradizione locale. Una celebrazione che, naturalmente, richiede costi, mezzi e risorse significative per il comune, una città con un’economia fortemente frammentata, che conta molte imprese ma con pochi addetti, un luogo dove non sono ancora avvenuti quei mutamenti organizzativi necessari per le aziende contemporanee, che non hanno saputo sfruttare al meglio le possibilità di incremento produttivo date dalle innovazioni tecnologiche. Nonostante i tanti ostacoli economici e burocratici, i cittadini non si arrendono e si battono per la tradizione: l’Agenzia del Turismo, infatti, è da tempo al lavoro per individuare delle risorse minime indispensabili all’organizzazione del Carnevale.

I tempi

Un’operazione piuttosto complessa, che sta dilatando tempi e dimezzando le possibilità di conservare il rituale. “Occorre armarsi di tutta la pazienza di cui si è capaci”, si legge in una nota dell’Agenzia del Turismo, “ogni riflessione sul tema merita spazio”. Un lavoro che avrebbe dovuto concludersi lo scorso 17 gennaio, ma che sta richiedendo invece ulteriori approfondimenti. L’Agenzia si era impegnata a fornire una risposta definitiva entro oggi, 21 gennaio, ma dalla Puglia, ancora, non trapela altro che un senso condiviso di delusione e rancore. Perché se anche la decisione finale dovesse essere positiva, a oggi non ci sarebbe tempo a sufficienza per ideare al meglio la 66esima edizione.

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Il danno ai lavoratori

Finora, infatti, sono rimasti fermi gli operatori del settore, dagli allestitori di carri agli organizzatori dei vari gruppi, dai musicisti agli artigiani. Una comunità immobile, cristallizzata: un triste ritratto dell’attuale società manfredoniana. Qualunque sia il verdetto finale, ci auguriamo che questo momento di paralisi possa invitare enti, agenzie e associazioni di categoria a una riflessione più accurata sulle condizioni del comune.

a cura di Michela Becchi

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