Ci lascia all’età di 78 anni Armin Loacker, proprietario dell’azienda Loacker insieme alla sorella Christine. Se ne va l’uomo che aveva reso celebri i wafer e le Dolomiti altoatesine in tutto il mondo.

Armin Loacker

Seconda generazione della famiglia Loacker, fautore dello sviluppo dell’azienda insieme alla sorella Christine, Armin Loacker, l’uomo che aveva fatto conoscere i wafer in tutto il mondo, si è spento oggi all’età di 78 anni a Bolzano. Ed è lutto nel mondo dell’industria dolciaria, un settore che nel marchio altoatesino nato nel 1925 ha sempre visto uno dei suoi massimi esponenti a livello internazionale. Da quella prima bottega post Prima Guerra Mondiale ai numeri di oggi, l’azienda ne ha fatta di strada, molta della quale percorsa proprio grazie all’ingresso in azienda di Armin negli anni ’50, figlio dell’avanguardista Alfons Loacker, che a soli tredici anni lavorava già come apprendista pasticcere.

Wafer Loacker
Wafer Loacker

Il successo internazionale

L’entrata di Armin corrisponde infatti al periodo di massimo splendore per il brand: i wafer cominciano a farsi conoscere al di fuori dei confini nazionali, raggiungendo l’apice del loro successo. Dopo la morte del padre nel 1970, Armin ha in mano le redini dell’azienda insieme a Christine, e quattro anni dopo i due creano lo stabilimento ad Auna di Sotto che consente di produrre fino a 40mila confezioni di dolcetti al giorno.

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Tortina Loacker
Tortina Loacker

La produzione e la vendita

Ancora oggi, tutti i prodotti – dai classici wafer alle tortine – sono realizzati in quella fabbrica e nello stabilimento di Heinfels, nel Tirolo Orientale, e vengono distribuiti poi in oltre 100 paesi. Niente aromi aggiunti, coloranti o conservanti: nonostante i grandi numeri, Loacker è rimasta un’azienda attenta alla qualità degli ingredienti, la composizione e la sostenibilità ambientale. Oltre alla vendita online e nella grande distribuzione, esistono anche una serie di negozi specializzati, da quello altoatesino di piazza Walther a quello di Trento in piazza Fiera. Ma ci sono anche Verona, l’oulet DOB al passo del Brennero, Trieste e Heinfels. Botteghe chiamate Loacker Moccaria e che offrono, oltre alla vendita diretta dei prodotti, servizi di caffetteria e pasticceria.

Loacker, confezioni
Loacker, confezioni

L’Alto Adige nel mondo

Un sistema di franchising efficace e infallibile, fondato su una solida cooperazione con partner esteri che operano in modo autonomo, ma in perfetta armonia con la filosofia dell’azienda. Confezionati con la tipica carta che raffigura lo Sciliar, massiccio simbolo delle Dolomiti, il verde e i personaggi di fantasia divenuti famosi in tutto il mondo, i piccoli gnomi che vengono “giù dai monti, dai grandi prati in fiore”, come recita la celebre sigla dello spot televisivo, i prodotti Loacker non rappresentano solo una specialità made in Italy, ma portano con loro anche l’immagine del territorio.

Il rispetto per i dipendenti

Non c’è da stupirsi, dunque, che l’azienda si sia aggiudicata diversi premi e riconoscimenti nel corso del tempo, evolvendosi da piccola realtà artigianale a grande marchio mondiale. L’European Candy Kettle Award, per esempio, ovvero l’Oscar dell’industria dolciaria, l’Orologio d’oro della Sweets Global Network o l’Alto Adige Export Awards. E poi il Randstad Award del 2015, che premia i datori di lavoro più attrattivi dei vari territori, e che ha scelto Loacker per il piacevole clima lavorativo, i posti di lavoro sicuri e la solidità finanziaria.

Loacker oggi

A differenza di tanti brand simili, infatti, Loacker non ha mai perso un colpo: nessuna flessione evidente, niente cenni di crisi, zero cali. Saldamente ancorata ai suoi principi, l’azienda è riuscita mantenere sempre gli stessi standard qualitativi, tenendo costanti anche le remunerazioni per i propri dipendenti. 335 milioni di euro di fatturato nel 2017, una produzione di 876 milioni di pezzi per un totale di 36.159 tonnellate. Di cui il 30% venduto in Italia e il 70% nel resto del mondo: questi gli ultimi dati aggiornati sul sito dell’azienda. Armin se ne è andato, ma siamo certi che che una realtà così ben strutturata saprà far leva sulle proprie radici per andare avanti.

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a cura di Michela Becchi

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