Fatturati in aumento, secondo l'annuale sondaggio, che coinvolge i più importanti marchi del vino. Comunicazione, nuovi investimenti e potenziamento della capacità produttiva tra le prossime mosse. Con lo sguardo a enoturisti e trend asiatici

Gli effetti della Brexit in Uk, il calo produttivo del 2017, le situazioni di instabilità nei mercati, gli Stati Uniti che vanno al rallentatore sui vini fermi. Per i top seller del vino italiano, il 2018 non è stato un anno semplice, con diversi ostacoli da superare per trovare la quadra. Malgrado tutto, conti e bilanci sembrano accendere ancora una volta la luce verde. E in molti casi si è fatto meglio rispetto ad annate viticole che partivano con premesse migliori.

I punti chiave per la crescita del comparto

Secondo il nostro consueto sondaggio a campione. infatti, i segni positivi rappresentano una costante e una conferma. E così l'anno che si è appena concluso e quello appena iniziato sono, con alcune differenze, portatori di un generale ottimismo. Le prospettive di crescita economica, tuttavia, sono strettamente correlate alla costanza negli investimenti, nelle azioni di comunicazione al consumatore e su piazze strategiche, ma anche alla volontà di ammodernamento delle metodologie in vigna e degli impianti di cantina. Condizioni necessarie per non perdere competitività, dal momento che, come molti brand hanno evidenziato, i cambiamenti nel globalizzato mondo del vino (tra competitor più forti e nuovi consumatori) costringeranno le imprese a cambiare strategia.

I 10 top seller

Il Gruppo Giv con Cantine Riunite&Civ, Caviro, Antinori, Zonin1821, Fratelli Martini, Mezzacorona, Cavit, Botter, Enoitalia e Santa Margherita. Dieci player che assieme totalizzano un giro d'affari vicino ai 2,5 miliardi di euro e che fanno dell'export uno degli asset strategici della propria attività. E che spingeranno la voce esportazioni oltre l'ennesimo record a valore, con cifre prossime ai 6,2 miliardi di euro (stime Vinitaly e Nomisma/Wine monitor).

Giv - Cantine Riunite&Civ

Il più grande gruppo del vino italiano, fondato sul sodalizio decennale tra Giv e Cantine Riunite&Civ, chiude il 2018 con ricavi in deciso rialzo. È il direttore della capogruppo Riunite&Civ, Vanni Lusetti, a fare il punto: “Rispetto al consolidato registrato nel 2017, pari a 580 milioni di euro, prevediamo di chiudere l'anno solare 2018 oltre i 600 milioni di euro”. Con un imbottigliato totale di oltre 150 milioni di bottiglie, il gruppo è riuscito ad assorbire la forte diminuzione nei volumi della vendemmia 2017, spuntando prezzi più alti alla vendita: “Un anno fa c'erano molte preoccupazioni” sottolinea Lusetti “ma i numeri dimostrano che si riesce a far bene anche se si è costretti a incrementare i listini”. Guardando ai mercati, Italia in terreno positivo così come Uk (grazie al Prosecco, spinto dal brand Maschio), ma anche Stati Uniti e America Latina. Per il 2019, gli obiettivi sono orientati “a una crescita del 5% del business”. Saranno investiti 8 milioni di euro per ammodernare gli impianti di imbottigliamento e vinificazione. Previsto l'aumento della capacità produttiva: se nel 2018 sono stati lavorati 800 mila quintali di uve “considerando i nuovi vigneti in produzione” conclude “vogliamo avvicinarci da quest'anno al milione di quintali di uve lavorate”.

Caviro

La cooperativa di Faenza registra numeri in crescita dell'8%, sopra i 340 milioni di euro rispetto ai 315 mln di un anno fa. “Abbiamo affrontato questa vendemmia eccezionale con la proposta di una maggiore varietà di vini presentati al mercato, a fronte di un volume di pezzi prodotti stabile. Sicuramente” spiega a il direttore SimonPietro Feliceovunque la parola chiave attuale è sparkling. Vediamo, inoltre, notevole interesse verso packaging alternativi, specie in Usa e Paesi scandinavi. Il consumatore, oggi, fa sempre più attenzione alla salute e all’ambiente, quindi ai vini da produzioni bio. Come stile, si abbassano i gradi e si guarda a prodotti morbidi e profumati”. Il mercato italiano di Caviro, leader nel comparto brik (130 milioni di pezzi, di cui 71 milioni a marchio Tavernello), ha risentito in vario modo di una vendemmia 2017  “molto ridotta e difficile da gestire, con prezzi che hanno inversamente influito sui consumi. I nostri marchi, Tavernello in special modo” sottolinea Felice “hanno assorbito questa tendenza grazie alla fidelizzazione tipica del brand, riuscendo a consolidare il valore sul mercato”. Fuori confine (Caviro vende in oltre 70 Paesi) l'affacciarsi di nuove catene discount “rende urgente e necessaria l’innovazione di prodotto che, già nel 2019, ci vedrà molto attivi su diversi fronti”. La cooperativa sfrutta il modello dell'economia circolare: 540 mila tonnellate di materiale sono state trasformate in 200 mila ton. di nuovi prodotti, tra cui alcol e fertilizzanti. Nel 2018, oltre ad ammodernare le tecnologie di cantina, è stata inaugurata una nuova linea di confezionamento. “E per quest'anno prevediamo di investire di più” conclude Felice “raggiungendo l'8% del fatturato”.

Antinori

Lo storico marchio toscano, che nel 2017 ha superato 200 milioni di ricavi, prevede un incremento del 6% nel 2018, sopra i 210 milioni. Come sottolinea l'ad Renzo Cotarella, il bilancio 2018 beneficia dell'abbondante annata 2015 in commercio “mentre, se si guarda alle prospettive del 2019, potremmo scontare gli effetti di annate successive meno importanti”, compresa la 2014 del Brunello. Gli effetti, va da sé, potrebbero riverberarsi sui ricavi: “Riteniamo di crescere un po' meno sia il prossimo anno sia nel 2020. Del resto, in un'azienda di produzione come la nostra bisogna accettare quello che concede la natura. Un buon 2018, invece, avrà effetti positivi sui bianchi nel 2020 e sui rossi nel 2021”.

Antinori conta 22 milioni di bottiglie distribuite in 13 aziende agricole facenti capo alla stessa famiglia, con una media produttiva per azienda relativamente contenuta, tiene a sottolineare Cotarella. Sui mercati esteri “si cresce allo stesso modo che in Italia”, nonostante la Cina resti una piazza complessa e gli Stati Uniti (che per Antinori valgono oltre il 15%) stiano attraversando un periodo di “assestamento nella distribuzione”. Alla voce investimenti, prosegue la politica di riservare oltre il 10% del fatturato a questo capitolo. E il 2019 non farà eccezione: “Inizieremo presto dei lavori alla cantina di Montalcino, dopo aver terminato quelli alla Cantina del Bruciato di Castagneto Carducci”. E proprio nel territorio bolgherese, nella Tenuta Guado al Tasso, in primavera è prevista “l'apertura dell'Osteria del Tasso, un ristorante di fattoria”, annuncia Cotarella, sottolineando il senso di una tale strategia: creare valore attorno al brand.

Zonin1821

Il colosso veneto, in attesa dell'aumento di capitale e l'ingresso di nuovi soci nel 36% del capitale (che vale 65 milioni di euro), saluta un 2018 “in linea con l'anno precedente” a circa 200 milioni di euro di ricavi. Le disponibilità dovute alla scarsa vendemmia 2017 hanno portato a un rialzo dei prezzi della materia prima, alla riduzione dei margini operativi con ricavi che sono lievemente cresciuti. C'è, tuttavia, una nota stonata nel 2018, spiega il vicepresidente Francesco Zonin.Arriva dal mercato Uk, a causa di una sorta di blocco nei consumi di Prosecco tra gennaio e aprile, che potrà influire sui ricavi complessivi”. Per il resto: exploit dell'Olanda, molto positiva la Francia, Canada in crescita tra 5% e 10%, il mercato interno (che pesa il 15%) che progredisce “più in Gdo che in Horeca”, sottolinea Zonin che aggiunge: “In Italia stiamo concentrando la distribuzione nelle sette regioni di produzione dei nostri brand. Siamo consapevoli dei cambiamenti in atto, con un consumatore che razionalizza i consumi, a fronte di un aumento della qualità dei vini, ed è propenso a scegliere prodotti regionali. Trend che si nota anche all'estero, in particolare negli Stati Uniti, che per noi è il primo mercato col 25% delle quote, coi vini di Oregon e Colorado”.

Fratelli Martini

Fratelli Martini. Per la società piemontese, che ha sede nelle Langhe ed entra nel sul 72mo anno di attività, le stime provvisorie per il 2018 parlano di 220 milioni di ricavi (erano 194 nel 2017), con una produzione di 95 milioni di bottiglie, che per il 90% varcano i confini nazionali. Sant'Orsola e Canti sono i due marchi in portafoglio più noti dell'azienda, il primo in Italia e il secondo all'estero, quale top wine brand. L'amministratore unico, Gianni Martini, parla di un export dalle buone perfomance “in particolare nel Regno Unito, in Germania e in Russia, oltre che negli Stati Uniti e in Asia”. Sul fronte interno, i risultati sono positivi “malgrado il quadro economico nazionale. L'azienda” spiega Martini “sta seguendo in Italia un percorso di crescita nel comparto Horeca, che si affianca alla presenza consolidata negli altri canali b2b”. Il 2019 appena iniziato dovrebbe confermare l’andamento di crescita dei ricavi, “con incrementi compresi tra 0% e 5%”. Sul fronte investimenti, si proseguirà nel significativo percorso iniziato nel 2016, riguardante stabilimento, linee di produzione e cantine. “Continueremo a rivolgere particolare attenzione al marketing, con una costante comunicazione anche tramite le principali emittenti televisive, oltre che sui social”, conclude Martini il quale, in tale contesto, è affiancato dalla figlia Eleonora (terza generazione) che sta apportando all'azienda nuove energie e una nuova visione.

Mezzacorona

Il primo gruppo cooperativo trentino per fatturato, dopo aver chiuso a luglio 2018 un bilancio consolidato dagli ottimi fondamentali (ricavi in aumento dell'1,9% a 188 milioni di euro, un utile netto quasi raddoppiato a 3 mln di euro), anche da agosto in avanti ha viaggiato a ritmi analoghi. Il nuovo direttore generale Francesco Giovannini, alla luce di una vendemmia 2018 che è tornata importante, con un +27% sul 2017, è fiducioso sui risultati attesi. “Nonostante sul mercato dello sfuso ci siano flessioni per i vini di qualità, con oscillazioni verso il basso più decise per Igt o vini da tavola, quest'anno i listini in Gdo non saranno in aumento. Noi cercheremo di mantenere i vini ai livelli dell'inflazione. Certamente si dovrà fare più attività promozionale”. L'obiettivo del gruppo per il 2019 “resta una crescita nell'ordine del 2%”.

Oltre l'85% dei ricavi arriva dai mercati esteri, soprattutto da Usa e Germania, dove operano due società controllate. “Gli Usa” osserva Giovannini “non crescono più come una volta, ma in questo mercato abbiamo registrato un +2% a volumi stabili. Ritengo che le attività previste e finanziate con fondi Ocm daranno un buon contributo”. Se si parla di piani di sviluppo per il nuovo anno, il gruppo ha certamente buoni margini di manovra, considerato che l'indebitamento verso le banche è stato abbattuto in sette anni da 140 a 80 milioni e che il patrimonio netto è vicino ai 100 milioni di euro. “Un indice di solidità economica che ci consentirà di fare investimenti anche consistenti”, rileva il dg, ricordando che ogni anno Mezzacorona investe circa 4 milioni di euro. Finora, si è puntato ai miglioramenti strutturali ma “non si escludono acquisizioni esterne (ndr: l'ultima importante è Bavaria 12 anni fa) se porteranno benefici al gruppo”.

Cavit

Ancora un'importante cooperativa del Trentino nel sondaggio Tre Bicchieri, che nell'anno fiscale 17/18 ha totalizzato ricavi per 190,5 milioni di euro, in aumento del 4,4%. “La crescita rilevante della quota sul mercato interno e la buona tenuta delle esportazioni” dice il direttore Enrico Zanonihanno consentito anche nell’ultimo esercizio di aumentare il valore dei conferimenti dei nostri soci e allo stesso tempo di consolidare una posizione finanziaria in ottima salute, tale da consentire ulteriori obiettivi di investimenti ed eventuali acquisizioni”. L'estero, che rappresenta il 78% dei ricavi, conferma il Nord America il principale sbocco dei vini di Cavit. In crescita Stati Uniti e Canada. In Europa, buoni riscontri in Benelux, Est Europa e Russia, mentre “si consolida il mercato cinese”, dove si punta a una crescita di lungo periodo grazie all'accordo col gruppo Cofco, attivo nella distribuzione dei vini. La controllata tedesca Kessler Sekt supera gli 8 milioni grazie a un +7%. In Italia, che rappresenta il 21% dei ricavi, la crescita è stata del 14%, mix tra Horeca e Gdo. Bene la spumantistica, con il brand Altemasi Trentodoc a +38%. L'impegno per il 2019 proseguirà in direzione della “sostenibilità ambientale”, dopo che tutte le cantine associate Cavit hanno aderito alla certificazione Sqnpi di produzione integrata e sostenibile.

Botter

Il gruppo di Fossalta di Piave, che appena un anno fa ha ceduto il 22% del capitale a IDeA Taste of Italy (fondo che fa capo a Dea Capital - Gruppo De Agostini), stima di chiudere il 2018 con un +3,5% a volume e +10% a valore “totalizzando un fatturato di circa 195 milioni di euro”. La produzione aziendale, come anticipa la responsabile marketing, Annalisa Botter, dovrebbe attestarsi sui 93 milioni di bottiglie. “La Gran Bretagna è il primo mercato, con oltre 20 milioni di bottiglie, seguita dagli Stati Uniti, che crescono del 20% circa”, aggiunge. E sempre dall'estero arrivano conferme da Germania, Canada, Danimarca e Parsi Scandinavi. L'Italia, che vale meno del 5%, rappresenta ancora una destinazione non prioritaria, ma sarà presto al centro delle attenzioni: “È allo studio un progetto per crescere e affermarsi anche sul mercato domestico”, dice Botter, che guarda ai nuovi trend rilevando maggiore interesse per vini biologici e Prosecco. Guardando al futuro, nel biennio 2019/20 l'azienda investirà circa 7 milioni di euro: “Stiamo valutando” fa sapere la responsabile marketing “la possibilità di inserire nel piano investimenti anche la realizzazione di una nuova linea di imbottigliamento. In quel caso l’ammontare degli stanziamenti salirebbe circa 11 milioni di euro”.

Enoitalia

Da Calmasino di Bardolino, il presidente del Gruppo Enoitalia, Giorgio Pizzolo, conferma il buono stato di salute dell'azienda. Il 2018 è stato un anno importante per diversi motivi: i ricavi hanno raggiunto quota 180 milioni di euro, rispetto ai 170 milioni del 2017. E la crescita è stata sostenuta dagli investimenti in strutture e tecnologia degli anni precedenti, come il mega impianto di Montebello Vicentino (costato 6 milioni di euro), oggi a pieno regime e da dove sono uscite 25 milioni di bottiglie di Prosecco, che fanno di Enoitalia uno dei primi produttori. “Il 2018 ha confermato la tendenza quinquennale legata al fenomeno dell'italian sparkling. In continua crescita anche l'interesse per il biologico, a cui abbiamo dedicato la linea Alberto Nani, che si sta configurando” sottolinea Pizzolo “come vera e propria scelta culturale”. Il mercato estero vale per Enoitalia il 75% del fatturato, soprattutto Usa, Canada e Uk. Ma il 2018 è stato un anno importante anche l'avvio del percorso per l'ottenimento della certificazione come organismo sostenibile in adesione al protocollo Viva - La sostenibilità della viticultura in Italia. Per quest'anno, l'obiettivo è “continuare a sostenere la crescita rafforzando i rapporti con i partner storici, il posizionamento nei mercati di riferimento e coltivando l'attenzione” conclude il presidente Pizzolo “alle esigenze del pubblico sempre più ampio di consumatori”.

Santa Margherita

Incertezze e tensioni hanno caratterizzato il 2018 secondo l'ad del Gruppo vinicolo Santa Margherita, Ettore Nicoletto: “Tra i dazi, i complessi rapporti Usa-Cina, una Brexit la cui soluzione non è chiara, prevediamo di sfiorare i 176 milioni di euro di ricavi, con un incremento a valore sul 2017 che supererà il 4%. L'anno appena concluso” afferma “ha registrato il superamento di quota 22 milioni di bottiglie commercializzate, che puntiamo a migliorare nel 2019”. Dopo lo shock del 2017 a livello di raccolta, il 2018 ha riportato il sereno: alcune tenute in Alto Adige, Veneto e Toscana hanno registrato cifre record, mentre in Sardegna la Cantina Mesa ha vissuto una vendemmia difficile. L'export conferma gli Usa il mercato principale: una bottiglia su tre è venduta in questo mercato. Ma prosegue lo sviluppo di altre piazze: “Il Canada, che è prossimo a superare i 10 milioni di euro; l'area comprendente Europa, Medio Oriente e Africa, che vede la Germania leader; il distretto Cina-Taiwan-Corea, l'ottima performance del mercato australiano e la crescita interessante di Sud America/Caraibi”. Sul mercato domestico, l'incremento è a due cifre, per effetto delle recenti acquisizioni dei marchi Ca' Maiol e Cantina Mesa. “Il sentiment è positivo per tutti i brand del Gruppo”, fa sapere Nicoletto che si dice ottimista per un 2019 che vedrà “il consolidamento delle posizioni di mercato acquisite lungo un trend di crescita che è stato positivo”. Per uno dei marchi che Mediobanca colloca tra i top performer per redditività, non mancano gli investimenti: 48 milioni di euro nel 2018 di cui 19 per acquisto di vigneti. Nel 2019, l'accoglienza dei winelover “sarà uno degli aspetti di maggior interesse”. Ma si investirà anche in Cina – “mercato enorme e ancora poco presidiato”, per Nicoletto – con l'avvio di un grande piano di comunicazione digital, rivolto al pubblico femminile e ai millennial.

 

a cura di Gianluca Atzeni

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 10 gennaio

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